E luce fu.

Quando si parla di illuminazione, la maggior parte delle persone ragiona di design. Viviamo in un contesto storico che esalta le virtù della forma, e molti designer e archistar si sono cimentati nell’esercizio, non facile, di disegnare lampade originali e con una funzione arredativa importante. Chi si occupa di illuminazione per gli spazi commerciali, pubblici o accessibili al pubblico, e per le vetrine, deve tuttavia farsi domande diverse e soprattutto dare risposte diverse.

Le risposte illuminanti.

Pensate che esiste un tipo di depressione – Seasonal Affective Disorder – diffusa soprattutto nei paesi nordici, legata al periodo invernale, quando la luce del cie­lo è scarsa, estremamente appiattente e povera di radiazioni rosse-gialle.

Questo dimostra ampiamente quanto il nostro rapporto con la luce condiziona profondamente il nostro benessere psicofisico. Si tratta di una consapevolezza che possiamo usare a nostro vantaggio, cioè creando le condizioni per cui il nostro cliente si sentirà “accolto” e “curato”, con la luce.

Per illuminare un ambiente dobbiamo rispondere a diverse domande: quale sensazione vogliamo dare a chi entra? Quale esigenza abbiamo? Dobbiamo mettere in evidenza un prodotto senza falsarne i colori? Il cliente ha bisogno di vedersi bene in uno specchio?

In molte situazioni, la risposta a queste domande non è una sola, e la luce va differenziata proprio per soddisfarle tutte.

Questa è la cultura che spesso manca. Un approccio tecnico alla scelta dell’illuminazione. Eppure oggi ci sono moltissimi tipi di lampade e lampadine, e sono nate proprio per risolvere questi nodi.

Come funziona la luce artificiale

La Temperatura Colore è il modo in cui percepiamo la to­nalità di una sorgente luminosa e si misura in gradi Kelvin. Si dice fredda se il suo spet­tro visivo è ricco di radia­zioni blu. Ad esempio se la temperatura della sorgente luminosa è compresa tra i 5000 gradi Kelvin e gli 8000 K avremo una percezione dei colori molto simile a quella che ci darebbe la luce naturale nel pomeriggio o con il cielo coperto. Se invece abbiamo una prevalenza di radiazioni rosse, e siamo quindi nella fascia tra i 2000 ed i 3000 gradi Kelvin, avremo una luce molto simile a quella dell’alba o del tramonto.

lux ed il lumen sono due diverse unità di misura del flusso luminoso, ma mentre il lumen è una misura della quantità di luce che proviene dalla sorgente, il lux è una misura relativa all’area illuminata dalla sorgente.

Per semplificare direi che più è alto il lumen, più la luce assomiglia a quello del sole. Il livello di illuminazione consigliato è di 500 lumen dove si svolgono attività come truccarsi, o radersi, mentre sono sufficienti 200-300 lumen nel resto della stessa stanza.

Il Lux è un’unità di misura relativa alla luce visibile, e per capirci in un ufficio illuminato correttamente ci sono in media 400/500 lux.

Tornando allo specchio, spesso la lampada viene posizionata in alto, ma in realtà non è il modo migliore per chi ne deve usufruire. Dovremmo invece pensare a come sono illuminati gli specchi destinati agli attori, nei loro camerini. Le lampadine circondano lo specchio, creando un’illuminazione uniforme che permette una visione perfetta e priva di ombre sul viso.  E’ bene attenersi a questo principio, anche se non siamo in teatro.

Questo è un esempio che dimostra molto bene quanto la luce possa avere diverse intensità, anche all’interno dello stesso ambiente. E’ un approccio molto corretto tecnicamente perché serve situazioni specifiche, e dal punto di vista creativo è funzionale a creare movimento.

Pubblicato da Consuelo Piccini

Project manager, specializzata in produzione creativa e docente di Project Management in ambito Comunicazione, Eventi e Below the Line.

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