Sono appena rientrata dalle vacanze. Una settimana, su un’altura che domina il golfo del Tigullio. Ho mangiato bene, camminato tanto. Riflettuto molto.
Mi sono chiesta come immagino di vivere i prossimi 10, 20, 30 anni.
Fuori Sincrono
Mi sto rendendo conto che viviamo un fuori sincrono costante. Da una parte la velocità dell’informazione, della condivisione dei contenuti, garantite dalla rete. Dall’altra la mancanza di attenzione e interesse rispetto alla loro veridicità. Superficialità e bulimia tolgono gusto e piacere di approfondire le notizie, di documentarsi.
Da una parte l’intelligenza artificiale, la robotica. Dall’altra la richiesta, costante e anche amplificata dalla disoccupazione, di contratti tradizionali, a tempo indeterminato, ad aziende che avranno sempre meno bisogno di operai, di manodopera.
Da una parte, il fast food e supermercati che offrono di tutto in qualsiasi periodo dell’anno. Dall’altra, lo sviluppo di una cultura salutista, sana, che coinvolge alimentazione e agricoltura e che vuole restituire alle stagioni, le stagionalità.
Anche io, da qualche mese, vivo fuori sincrono. Non ho più un impegno fisso, lavoro a progetti che si sviluppano su lunghi periodi, quindi ho più tempo libero. Cerco clienti, invio presentazioni ma è sicuramente un periodo della mia vita che sento profondamente diverso rispetto a qualsiasi altro.
E non so ancora farci i conti.
Quando mi chiedono cosa faccio, sciorino l’elenco fitto e dettagliato degli impegni che mi coinvolgono e che mi coinvolgeranno da qui a tot mesi. Ma la mia vita è profondamente cambiata. Non uso a caso, e più volte, il termine profondamente: sento questo cambiamento nella profondità di me stessa.
I Treni
La questione dei treni che passano una volta sola mi ha sempre perseguitata. Un po’ perché ne ho presi proprio tanti, nella realtà. Quindi la metafora è calzante. Un po’ perché ho convissuto con quell’ansia che se non avessi colto quell’opportunità, esattamente in quel momento in cui si presentava, chissà cosa ne sarebbe stato di me. Chissà. Non saprei. Ho colto moltissime opportunità. Ho avuto un po’ di fortuna, un po’ di talento e tanta, tanta, tanta determinazione.
Ora vorrei avere più fortuna che determinazione.
Sto facendo una cosa strana, cioè sto creando una controtendenza. Se sono in qualche stazione e devo prendere il treno, non mi preoccupo. Mi impongo di non preoccuparmi. Giro in libreria, un luogo in cui naturalmente perdo la nozione del tempo. E tra i negozi, guardo le vetrine, non tengo a portata di mano il cellulare.
Insomma, arrivo per tempo, ma perdo i treni. Li perdo e provo una curiosa, intima e sconsiderata soddisfazione.
Mi concedo il lusso del tempo che ho, e sta funzionando.
Multitasking
Concetto ampiamente sopravvalutato. Essere multitasking, è davvero così importante? Sto sperimentando l’opposto. L’esatto opposto.
Sento la necessità di calarmi nelle situazioni completamente, vivendole in modo immersivo, facendo esperienza direttamente. Comunicando con tutte le parti in causa. Andando a toccare, annusare, sentire le situazioni. Con gli occhi chiusi, metto la mano sul muro, e sento cosa dice quell’ambiente. Ascolto il cliente. Lo ascolto cercando di capire cosa vuole, non ciò che pensa di volere, ciò che sarebbe giusto fare. Sento cosa vuole, lui.
Mi sento folle e al tempo stesso perfetta, perché funziona. E non voglio pensare ad altro. Sono completamente dedicata a quello che sto facendo. E’ una rivisitazione ambientale? Una personalizzazione grafica? Una scultura? Una vacanza?
Ecco. Spengo il telefono. Non porto con me il computer. Sono libera.
Spengo il telefono.
Ma che banalità. Al massimo non rispondi. Ho provato. Non funziona.
Se il cellulare è acceso, qualunque cosa stia facendo, una parte della mia attenzione è legata a quella quasi impercettibile vibrazione che va’ decifrata prima che il dispositivo si autodisintegri in 4 secondi netti. Agganciata a quel bip bip che mi avvisa di qualcosa che è sicuramente importantissimo. Se non andrò a vedere subito morirò improvvisamente, tra atroci dolori e sofferenze.
Ho una buona notizia per voi: l’ho spento, e sono viva. E tutto sommato sto anche piuttosto bene.
E sono presente. Molto più di prima. Presente a me stessa, e dentro al tempo.
Se sto lavorando ad un progetto, o sono con un cliente. Se sto trascorrendo del tempo con gli amici, sono a tavola, guardo un film, leggo un libro, ascolto musica, sto viaggiando o camminando, o sono in bicicletta… il cellulare è in modalità off line.
Un sacco di tempo off line? Non quanto si direbbe, malgrado il lungo elenco. Direi per una media di 4 ore al giorno.
Insomma, ci sto provando. In fin dei conti non sono mica Barnard. Non salvo vite umane.