IL GUSTOSO MILLEFOGLIE DELLA PROFESSIONALITÀ

Il dolce più buono del mondo è il millefoglie. Milioni di versioni tutte diverse, da luoghi diversi, con sapori diversi, e un minimo comune denominatore: la Stratificazione.

Viviamo nel mondo concreto e sostanziale del “che lavoro fai” . Domanda spinosa a vent’anni ma anche, ahimè… a cinquanta.

E’ giusto dichiarare che questa riflessione nasce dalla lettura di un articolo sul Side Project, quell’attività che praticamente si colloca tra ciò che facciamo per mantenerci e ciò che facciamo per hobby.

Perché lo facciamo?

Qualche volta ci aiuta a mantenere i confini tra quello che ci appassiona e quello che dobbiamo fare per lavoro, non sempre scegliendone qualità, caratteristiche, modalità. Altre volte nasce proprio dal nostro lavoro. E’ una deviazione in cui ci possiamo permettere di esplodere il nostro pensiero. Fare le cose a modo nostro. Mentre la strada principale resta quella che ufficialmente percorriamo.

In ogni caso, si tratta di un territorio franco che mette in evidenza tutto ciò che noi siamo, e quello che noi siamo è qualcosa che siamo diventati. Nel tempo. Crescendo in luoghi di lavoro dove abbiamo imparato ad andare d’accordo con persone che non ci piacevano. A fare cose con materiali che non conoscevamo. Ad aderire a sistemi che non capivamo. A lavorare con programmi mai visti prima. E così via. E criticandoli, probabilmente. Ma se solo noi abbiamo avuto la fortuna, quell’immensa fortuna di essere curiosi, abbiamo anche costruito un’esperienza come i castori costruiscono le dighe. Incastrando tra loro gli elementi. Tenendo cose utili o fondamentali, e lasciando andare quelle inutili. Qualche volta anche belle. Ma inutili.

Qualche volta lasciar andare è più difficile che tenere.

E’ così che, man mano che procediamo nella nostra vita lavorativa, i confini delle nostre competenze specifiche si sfaldano, adattandosi alle situazioni in cui operiamo, modellandosi. Ma noi scopriamo anche cose di noi stessi. Aggiungiamo cose, le sovrapponiamo. Ci stratifichiamo di esperienze, dati, conoscenze. Ci RI-appassioniamo. Appassionarci è ancora il verbo che preferisco, fra tutti.

La riflessione, dicevo, nasce da qui, perché ho più di cinquant’anni e si, è sempre più difficile spiegare che lavoro faccio. Un bel problema, tenuto conto del fatto che il lavoro lo cerco, continuamente, mentre faccio praticamente qualunque cosa mi venga proposta. Usando le mie competenze. E imparandone di nuove.

Mi rendo conto che ormai, durante i colloqui, mi viene naturale parlare del lavoro che facevo. Come se ieri fosse già nel passato, e oggi nel futuro. Un futuro in cui tutto è possibile. Forse è proprio così.

Sono un Millefoglie.

Sarà sempre più comune. Avere un percorso lineare sarà sempre più difficile. Mia madre ha lavorato nello stesso posto per più di quarant’anni, e nemmeno lei lo ha avuto. Figuriamoci noi che cambiamo posto di lavoro, città, qualche volta anche nazione, svariate volte in quegli stessi quarant’anni. Nella migliore delle ipotesi.

Mi chiedo solo una cosa: quando, questo, verrà considerato un valore?

Pubblicato da Consuelo Piccini

Project manager, specializzata in produzione creativa e docente di Project Management in ambito Comunicazione, Eventi e Below the Line.

Lascia un commento