CARTA CANTA, FINCHE’ HA FIATO IN GOLA.

Io sono cresciuta con la carta. E’ il mio grande amore. Il mio amore per sempre.

Avevo poco più di vent’anni, e seguivo la produzione di una serie di house organ (che oggi non esistono più, ma erano precursori delle attuali newsletter) stampati su carte speciali. Speciali perché caratterizzate da effetti di colore, grana, texture, e da produzioni alternative, ecologiche, sostenibili.

Erano gli anni ottanta, e le opportunità si sono moltiplicate nel tempo. Le cartiere si sono organizzate sempre meglio, mettendo nelle condizioni di lavorare bene gli operatori del settore. Coinvolgendo tipografie che hanno imparato a gestire superfici talvolta difficili da trattare e stampare. Informando anche noi, che dall’interno delle agenzie seguivamo le produzioni.

La creatività è anche lì, nella proposta di materiali che fanno comunicazione oltre le parole, oltre le immagini. Passa attraverso il piacere dei sensi, perché anche le immagini e le parole hanno più forza, più potere, più impatto se emergono dalla carta con la forza di una stampa particolare. E l’oggetto stesso, se bello, viene trattenuto da chi lo riceve come se fosse un regalo. Come se fosse un libro pregiato.

Tutto questo, ve lo devo dire, a me piace. Tanto. Tantissimo.

Passione, curiosità, ricerca sui materiali si sono poi riversate nell’ambito della scenografia, degli allestimenti, ma è nata lì. Sfogliando campionari, seguendo produzioni bellissime in cui stampare su un supporto o su un altro faceva la differenza, eccome se la faceva, sia per chi approvava il progetto, sia per il cliente finale che la riceveva.

Per questo penso che questo momento difficile per le tipografie passerà. Non so se si ritornerà mai a stampare di tutto ma, secondo me, chi vorrà fare la differenza sceglierà di comunicare in modo importante, davvero distintivo e di farsi notare mettendo nelle mani dei suoi clienti qualcosa che solleciterà i sensi, che li porterà a sensazioni vere, fisiche.

Il virtuale non è reale, è potenziale. E tutto ciò che virtuale non è, non è nemmeno reale.

E’ fisico.

Quindi lunga vita alla comunicazione digital, soprattutto fatta bene, con gusto, con capacità e competenza. Lunga vita a chi la sceglie e investe su professionisti di valore, perché il giusto valore da’ a chi sa far funzionare quel sistema complesso.

Lunghissima e nuova vita invece alla comunicazione psiconsensoriale, fisica, concreta. Che sia carta, cartoncino e altri materiali stampabili, fustellabili, maneggevoli e sempre coinvolgenti. Bruno Munari lo sapeva. Raccontava le fiabe ai bambini con libri di gomma, stoffa, materie plastiche. Anche noi possiamo parlare al bambino che è in noi, dandogli il piacere di avere tra le mani un oggetto pregiato che assocerà al valore della marca.

Pubblicato da Consuelo Piccini

Project manager, specializzata in produzione creativa e docente di Project Management in ambito Comunicazione, Eventi e Below the Line.

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