
Babbo Natale cercava assistenti, sembrava interessante. Ma cosa mai avrei potuto fare, io, per Babbo Natale? Comincerò raccontando una storia. Ma che dico storia: una fiaba!
Gentile Babbo Natale,
con la presente mi candido ufficialmente come sua Aiutante Mastra Impacchettatrice, rivendicando un talento raro e prezioso, sviluppato nel tempo con dedizione e studio: quello di impacchettare i regali.
Talento, natura benevola e impeccabile tecnica hanno fatto di me la Perfetta Impacchettatrice.
D’altro canto, cosa avrei potuto fare con 16 dita? La Ricamatrice, mi dissero.
Ma le donne della mia famiglia avevano scritto la Storia dell’Impacchettamento dei Regali, per secoli, e io da loro imparai. E non ci fu più null’altro.

Mia nonna, in gioventù, lavorava in un negozio di giocattoli. Nel Natale del 1730 i suoi pacchi regalo erano talmente rinomati in città, ma talmente rinomati, che venivano dalle Terre del Nord e anche oltre, per acquistare articoli che avrebbero trovato molto più vicino… Ma non impacchettati così bene.
Verso la fine dell’800 si spostò in città, e il sarto Worth la volle nel suo atelier. Si vagheggia che tra un pacchetto e una cappelliera, mia nonna mise lo zampino sulla faccenda delle crinoline.
D’altra parte lei di zampini ne ha abbastanza. 8, per essere precisi.
Quando faceva volteggiare le sue 8 mani sembrava la dea Kalì alle prese con carte, veline e nastri, tulle e nastrini, e sete e fiocchi e nodi d’artista.
Mia mamma da lei imparò, e pur avendo solo 2 mani e 10 dita, si fece onore nelle corti più blasonate d’Europa. Lavorò sempre tra porcellane e argenterie, alla corte del Re Carlo di Praga e nelle cristallerie di Boemia. Dagli inverni di Bratislava alle estati di Marienbad, raccolse l’eredità della fama di nonna: i suoi pacchi muovevano genti da miglia e miglia lontane.
Si narra di contesse austriache, prussiane e addirittura ungheresi e russe che mandavano a impacchettare doni acquistati altrove di nascosto, proprio a lei. Preziosi orologi gioiello di Cartier, originali Uova di Fabergé e spille, parure da sera e tiare d’oro impreziosite con gioielli e ambre, anelli con luminosissimi zaffiri e orecchini d’oro. Un tesoro che attraversava alpi e tundre, paesaggi innevati e laghi gelati, notti nere come la pece e notti così stellate da essere illuminate a giorno. Lo faceva custodito gelosamente in pacchettini deliziosi e scatoline perfette.
Piccoli scrigni che nascondevano il segreto di amori clandestini, intrighi fuori e dentro i palazzi. Fuori e dentro le corti. Fuori e dentro castelli fatati.
Adoravo osservare mamma destreggiarsi veloce e precisa con carte orientali che drappeggiava e bagnava intorno a basi di cartapesta, per creare inviolabili sculture. Il segreto doveva essere svelato solo dal destinatario, e lei curava questo principio in ogni gesto e con ogni metodo, sperimentando come una scienziata mix alchemici, colle naturali, finiture floreali.

Rubai a lei e all’amata nonna il mestiere ma non solo: ero certamente portata e ne sono divenuta Maestra d’Arte, apprendendo le varie tecniche girando il mondo piena di curiosità e passione, su carovane cariche di broccati, monili, sete e spezie. Preparavo pacchetti già durante il viaggio: proteggevo gli oggetti più fragili con stoffe e canovacci che poi fermavo, intrecciando con le mie abilissime e veloci 16 dita fili d’oro e di canapa grezza.
Sono trascorsi molti anni da allora, eppure ancora ricordo l’incanto di chi mi osservava.
I bimbi spalancavano i loro grandi occhi, e da ogni dove portavano le loro cose perché le preparassi, anche quando il dono era per loro stessi e, talvolta, lo possedessero da tempo.
Fingevano d’avere una fidanzata da conquistare, un amico da consolare, un fanciullo da rendere felice. Fingevano d’avere genitori lontani che non vedevano da tempo.
Raccontavano le loro storie vere e inventate per convincermi a mettere quel cuore dentro.
Quale cuore, lo sai. Il Cuore delle Buone Intenzioni. La mia soft skill. Il mio talento nel talento.

Il pacco regalo porta con sé la magia di dare un nuovo valore e una rinnovata sorpresa, anche quando il contenuto è noto. Il pacco regalo è un regalo nel regalo.
L’ho imparato bene in Giappone, dove si tramanda da secoli lo tsutsumi, l’arte di avvolgere pacchetti. Avvolgere è una parola più calda e morbida di impacchettare, non crede?
Avvolgere è prendersi cura, con calore.
Ecco, caro Babbo Natale, è chiaro quanto io sia preparata per svolgere questo lavoro ovunque e per chiunque. Eppure non riesco a immaginare alcun altro posto al mondo se non la sua Storica Fabbrica dei Doni di Natale.
Sono certa che porterei nel vostro processo di produzione innovazioni e competenze mai applicate prima. Conoscono, i suoi aiutanti, la tecnica degli origami per piegare la carta intorno al dono, qualunque forma abbia? Sanno chiudere il pacco con le stoffe, drappeggiandole fino ad annodarle facendo un fiocco così bello che sarà un peccato scioglierlo?
Nodo e dono sono anagramma l’uno dell’altro: non può essere un caso!
Ad ogni buon conto, La ringrazio per l’attenzione che mi ha gentilmente dedicato, e resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Mi auguro di avere presto sue notizie e, nel frattempo, non mi resta che augurarvi … Buone Feste!
Consuelo Del Fabbro Piccini,
Premiata Ditta di Impacchettatrici Reali Del Fabbro & Co.
Impacchettatrici dal 1680.
Questa non è che una piccola fiaba, stimolata dal concorso lanciato dal Rondò dei Talenti, a Cuneo, in occasione del Natale 2022. Qualche volta basta poco. Basta che qualcuno da qualche parte accenda la fantasia proprio come un cerino illumina l’oscurità, anche solo per qualche secondo.
