Come l’Olio nell’Acqua

Chapter_ 1

Sono certa che molti non saranno d’accordo con me. I tanti che non sono mai stati pagati per il lavoro che hanno svolto, per le case e i laboratori che ci hanno affittato, per i materiali che ci hanno venduto.

Dico “Ci” anche se sarei una di loro, in realtà.

Ma la realtà è una brutta bestia. E’ fatta di tante cose.

La mia è quella che voglio raccontare, quella di un pugno di persone, amici stretti intorno ad un’idea, un progetto in cui hanno creduto così tanto da perderci soldi, fatica, sonno, autostima, e anni di vita… per anni.

Voi direte, non eravate mica in prigione: potevate andare via quando volevate…

Vero, ma nessuno di noi lo fece.

Per questo penso che Move fu un episodio di follia collettiva.

Questa è la fottuta verità.

Ce ne andammo alla spicciolata, pensando di lasciare dietro di noi le condizioni più favorevoli per chi restava. Formalmente era senz’altro così, ma probabilmente le condizioni migliori non erano così essenziali.

Io me ne andai per prima, seguita a ruota da Carlo.

Massimo fu quello che vedevamo meno da mesi, coinvolto dalla sua laurea decennale, ma anche lui, malgrado la distanza fosse evidente, non aveva fatto nessuno dei passi che legalmente lo avrebbero liberato da tutti gli altri.

Teneva anche lui, stretto nel pugno, il capo della corda con cui avevamo fatto forza contro tutto e tutti, perdendo. Sempre.

Nel giro di qualche mese se ne andò anche Mirko,  per insegnare in un liceo artistico. Una scelta che era anche un’attitudine, perseguita senza fretta ma con determinazione.

Sono partita dalla fine un po’ perché così lo sapete subito che nessuno di noi è morto, e in fondo stiamo tutti bene, facciamo cose che ci piacciono e sembriamo come tutti gli altri ma ve lo devo dire: non lo siamo.

Saremo sempre dei Movers.

Non ne faccio un vanto ma certo,  da qualsiasi prospettiva guarderete  la storia, spero che vedrete gli eroi sfigati che vedo io, che sono pur sempre una donna, e un’inguaribile romantica.