Centri Commerciali si o no
Qualche giorno fa ho avuto occasione di chiacchierare con un libraio. Un libraio vero, intendo. Di quelli che ci faresti un film, e dal film uscirebbe la figura di un eroe moderno, mentre alla fine si tratta di un ragazzo come tanti ma con una missione. Semplice. Salvare il mondo.
Eh voi direte: certo, c’era proprio bisogno di una libreria di venti metri quadrati a pochi chilometri da un centro commerciale tra i più grandi del Lazio. Come se in quel paese la gente quando esce di casa al mattino dicesse a chi resta: tranquillo, scendo solo a prendere un po’ di pane, salame e quasi quasi anche un po’ di libro. Un paio d’etti. Un paio di chili.
Lui dice si, al centro commerciale trovi gente che vende libri. Li compri anche al supermercato, dove non c’è nessuno a cui chiedere un consiglio, o con cui parlare un po’.
Io sono un’altra cosa: sono proprio un libraio.
Ho internet, un sito, un blog. Se qualcuno mi chiede una cosa che non ho, gliela ordino e quella arriva in 24 ore. Sono organizzato, non è che non li vendo. Ma chi viene da me fa una scelta di campo. Io ho fatto una scelta di campo. Non ho carte di credito, bancomat, postamat. Pago tutto in contanti. Ricevo solo contanti. Magari dopo tre giorni, magari dopo una settimana. Questa è la cosa che succede in un paese, tutti sanno chi sono, e come ragiono.
Tradotto: ho deciso di stare al di fuori di certe dinamiche grazie alle quali un po’ di più guadagni, e un po’ di più sei schiavo.
Ora vedete, a me questo personaggio qui piace perché se avete visto Idiocracy, sapete cosa intendo quando penso che sarà lui a salvare il mondo. Lui e quelli come lui, certo.
Già da qualche mese mi sta succedendo una cosa che riguarda anche questo. Una sorta di protezione del Vecchio Mondo. Parte dalle piccole cose, certo. Niente di rivoluzionario.
Così mi sto progressivamente ma inesorabilmente allontanando dai Centri Commerciali.
Una disaffezione che mi spinge invece a passeggiare per le strade dei centri abitati, tra le botteghe e le vetrine su strada dove tra l’altro trovi anche gli stessi negozi che ci sono nel Centro Commerciale, che vendono le stesse cose allo stesso prezzo. Ma all’aria aperta. Senza la ressa. Senza quell’odore di pop corn e patatine fritte che dall’area Ristorazione si diffonde ovunque. Senza quella musichina costante in filodiffusione che si mescola a quella che ciascuna attività, individualmente, si sceglie come sottofondo allo spettacolo che mette in scena. E sopra a tutto il brusio e lo sguaiato vociare del magma umano che si riversa nei corridoi, scompostamente, confusamente.
Ecco, io su altri corridoi ho ripreso a camminare.
E ora che ci cammino, vedo cose belle e meno belle. Mi piacerebbe vedere più vitalità, per strada, nei negozi aperti ma che sembrano abbandonati a se stessi, per non parlare dei locali commerciali con il cartello vendesi o affittasi da mesi e, mi dicono, anche anni. La domanda che mi faccio io è: ma veramente è meglio tenere chiuso del tutto uno spazio pur di non darlo con pretese economiche minori? Non dovrebbe esserci un limite all’abbandono? Non dovrebbe esserci una regola anche relativa al decoro dei centri abitati?
Mantenere in vita le nostre città dipende anche da noi.
Non c’è confronto tra un Centro Commerciale e un Centro Città ricco di vetrine e attività come bar, piccoli negozietti interessanti e curiosi che si affacciano su strade curate e si intervallano a piazzette, fontane e chiesette.
Non dico di disertare i Centri Commerciali ma di riappropriarci del nostro mondo, dei nostri ritmi, della nostra vita. E’ lo spirito che deve cambiare. Abbiamo dimenticato chi siamo. E noi siamo le città che abbiamo costruito e che abbiamo permesso ad altri di costruire per noi. Davvero ci riconosciamo in un Centro Commerciale?
Sei stupenda, concordo dobbiamo riprenderci i nostri spazi e le nostre strade. A Palermo esistono una decina di centri commerciali, sarò l’unico stupido a non esserci mai entrato.
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